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ntervista a Pietro Caprara
Seconda parte
23/08/08 19:23


Photo Moto-Live.com

Zoom
Andrea Dovizioso
Proseguiamo e concludiamo l'intervista a Pietro Caprara, Capo Tecnico del JiR Team Scot in MotoGp, responsabile di Andrea Dovizioso, affrontando argomenti inerenti al lavoro al box, di messa a punto della moto durante le prove.

Il passaggio dalle 1000cc alle 800 è stato un passaggio “dovuto”?
"Con l'avvento delle 1000, che dapprima erano state accolte con le incognite legate alla competitività, si è assistito all'escalation vertiginosa delle prestazioni, che hanno portato a ridurre la cilindrata per arginare, in nome della sicurezza dei piloti, la potenza che rischiava di essere difficilmente gestibile. Ad oggi le prestazioni, guardando il cronometro, sono equiparate a quelle delle “prime” 1000, ma sono ottenute con il favore di migliori ciclistiche e di pneumatici, maggiori velocità di percorrenza, e l'intervento importante dell'elettronica. La sicurezza è un fattore a cui i Team, i piloti e Dorna danno sempre più maggiore attenzione."

Motore, gomme e sospensioni sono i tre parametri che devono essere equilibrati tra loro sulle esigenze dei piloti. Si può individuare una priorità tra questi elementi?
"Sicuramente sospensioni e gomme ricoprono un ruolo fondamentale e devono lavorare in “accordo”; soprattutto in funzione delle prestazioni che hanno raggiunto oggi gli pneumatici, il set up della ciclistica è da mettere a punto con estrema attenzione. Non meno importante è il ruolo del motore, ma con l'avvento del quattro tempi la gestione elettronica è il fulcro per sfruttare al massimo le prestazioni, le gomme e la ciclistica.
"


Si sente spesso dire che non esiste la moto perfetta. Quanto il pilota deve adattarsi alla moto e quanto questo può influenzare i risultati?
"Si, è vero. Non esiste una moto che non presenta aspetti migliorabili, ma si può raggiungere un ottimo compromesso finale che richiede uno sforzo enorme da parte del Team e dei tecnici. In generale si cerca di sviluppare una moto equilibrata, la cui base sia sfruttabile su tutti i circuiti. Per assurdo è meglio avere una moto meno “prestante” in assoluto ma sfruttabile su tutti i tracciati, che una moto che riesce a esprimere il 100% solo in determinate condizioni. Un pilota di talento è un elemento che si integra in questo quadro, e può essere in grado di sopperire a eventuali lacune o adattarsi al “carattere” della moto che nasce da precise scelte progettuali."


   



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